Le sculture ai ‘margini’ di Gemis Luciani

Le sculture ai ‘margini’ di Gemis Luciani

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Gemis Luciani, laureato all’accademia di belle arti di Bologna, nato in Svizzera ma residente a Berlino è a Latina per presentare la sua mostra “Output”. La galleria LM di arte contemporanea in via Monti a Latina punta su questo artista che fa del “decentramento” una delle caratteristiche delle sue opere. Il materiale che usa per le sue creazioni sono riviste, magazine, elenchi telefonici ma non possiamo parlare di riciclo. Come ci tiene a precisare l’artista ogni sua opera è una relazione con oggetti già esistenti rilevandone un dialogo. L’arte partecipa alla realtà con l’oggetto stesso. E’ più un dialogo che recupero. Gli elementi per natura istaurano un dialogo con l’arte e l’artista ne rileva l’idoneità. “Tutti gli oggetti sono flessibili e in libertà, dono nuove identità visive” precisa “Ogni mia opera è un’indagine di natura visiva dove il bordo diventa terminale, estremizzando il margine”.
L’arte e informatica, sembrano campi lontani tra loro. Come sei riuscito a coniugarli nelle tue opere?
“La mia è una digressione seriale, è un’indagine in cui lo stesso processo costruisce identità sempre diverse, un processo unico. La diversità è l’aspetto emozionale. Ecco perché “output”: sta ad intendere una riproduzione, una fuoriuscita, esce dal centro dell’immagine per interagire con il bordo dello spazio”.
Come ti è venuta questa idea?
“E’ un processo creativo che non ha un momento preciso, nasce dal caso e non è mai determinato. Nella produzione delle mie opere c’è il contatto e poi l’utilizzazione. Un po’ come un collage che rimane in un circuito chiuso”.
Il concetto di infinito in campo matematico e il concetto del non-finito nell’arte. Possiamo pensare alle tue creazioni come delle sculture che lasciano intatta la materia e scoprono l’essenza in un nuovo modo?
“Le mie opere sono in digressione seriale e oltrepassano l’idea di finitezza. Non altero la materia un po’ come la scultura. Tolgo visibilità alla pagina ma aggiungo un aspetto nuovo. Colgo ogni aspetto e colleziono margini”.
Cosa cerchi di te nelle tue opere e cosa cerchi di nascondere?
“Forse c’è più quello che nascondo e in ogni opera c’è il fascino di rilevare questa tensione. Trovo che sono visibili tutti e due gli aspetti. Guardando una mia opera la si ritrova integra nella teca ma rivela tutta la dualità, dove non ci sono né vincitori né vinti”.
George Bernard Show diceva che si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima. Le tue creazioni non nascono dal nulla, la tua libertà in questo caso è ridotta e anche la conseguente visione dell’anima?
“La mia libertà è tutta nell’atto creativo con un dialogo continuo. Anche noi veniamo al mondo in uno spazio già costruito. Il concetto di nulla è troppo astratto”.
Una selezione di opere che sono ricerche fatte nel corso degli anni, un artista che fa del decentramento e dei margini punti centrali, sculture bidimensionali e tridimensionali che racchiudono l’essenza di Gemis Luciani. Le sue opere le potete visitare alla LM Gallery di Latina in via Monti, 8 fino all’11 novembre.