Il comitato per Don Boschin polemizza col sindaco Coletta

Il comitato per Don Boschin polemizza col sindaco Coletta

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Il 29 marzo 1995 Don Cesare Boschin viene trovato morto nel suo letto, a Borgo Montello in provincia di Latina. Le braccia erano legate da nastro adesivo che gli chiudeva parzialmente anche la bocca, un asciugamano era annodato sulle gambe, mentre diversi lividi erano su tutto il corpo. L’autopsia stabilì come causa del decesso, il soffocamento causato dalla protesi dentale ingoiata in seguito alle percosse. “Ci furono indagini inconcludenti con una serie d’ipotesi fatte filtrare, ma mai verbalizzate, come una rapina di balordi andata a male, forse dei gay che conoscevano il sacerdote (sic), forse dei polacchiche vivevano in zona. Insomma solo dopo quattro mesi il caso fu chiuso senza indiziati, nonostante la presenza di una delle più grandi discariche d’Italia a 200 metri dalla parrocchia, la presenza di Schiavone e del cognato Michele Coppola e le proteste del Comitato di Borgo Montello” scrive nella missiva lo scrittore e giornalista Felice Cipriani, utore del libro “Lo Strano delitto di Don Cesare Boschin”. “Ci penserà la COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI a mettere i puntini sugli ì su come siano state condotte le indagini nel 1995 -continua Cipiani-.Relazione sul ciclo rifiuti della Commissione del 20 dicembre 2017: (..) “Nulla è accaduto neanche dopo le dichiarazioni di Carmine Schiavone del marzo 1996, davanti a quelle stesse forze di polizia delegate alle indagini. L’inchiesta appare per alcuni aspetti lacunosa. Nel fascicolo non sono presenti attività tecniche o analisi di tabulati telefonici (ad esempio una analisi del traffico telefonico di don Cesare Boschin avrebbe potuto fornire indicazioni importanti) e le indicazioni, anche se parziali, fornite da alcuni testimoni su una eventuale pista investigativa riconducibile ai traffici illeciti di rifiuti non venne seguita fino in fondo.
A distanza di oltre due decenni dai fatti appare oggi difficile riuscire a ricostruire gli eventi. La figura di don Cesare Boschin, in ogni caso, è nel tempo divenuta un’icona della lotta alla criminalità mafiosa. Dunque sarebbe in ogni caso auspicabile riconsiderare quelle indagini, chiuse dall’autorità giudiziaria, per tentare di ricostruire almeno il contesto, ascoltando anche i tanti collaboratori di giustizia che hanno già illustrato fatti relativi al sud del Lazio”.
Ma Don Cesare Boschin non è stato trascurato solo dagli organi inquirenti, ma dalla tradizionale classe politica della provincia di Latina (v. i risultati elettorali ) e principalmente dall’attuale sindaco di Latina che in campagna elettorale si sperticò per intitolare una via e una piazza al sacerdote. Per sostenere la proposta gli abbiamo consegnato circa mille firme di una petizione, ma di questa non abbiamo ricevuto nemmeno risposta. La Curia di Latina non pervenuta. La riapertura delle indagini avviata nel 2016 in fase dormiente? Speriamo di no. Come primo firmatario della petizione ho sollecitato il Comitato di Borgo Montello e gli amici di Latina a ritirare la proposta. Aspetteremo i tempi in cui ci sia una classe politica più attenta e decisa nella lotta alla criminalità”.