Calcio e potere nel romanzo dell’ultimo tango

Calcio e potere nel romanzo dell’ultimo tango

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Perché l’Argentina ne ‘Il profumo dell’ultimo tango’? Perché un romanzo di uno scrittore italiano sui desaparecidos? Perché una storia che rifugge l’omologazione dell’immaginario collettivo sulle Madres e Abuelas di plaza de Mayo? Perché si racconta il perfido rapporto tra il potere e il calcio, che forse non è certo l’ultima sacra rappresentazione della realtà ma un certificato oppio dei popoli?
L’autore, il giornalista e scrittore Gian Luca Campagna, racconta tutto questo. E lo fa in modo originale, senza fare sconti a nessuno, ribaltando il ruolo tra vittime e carnefici, e lo fa con ironica disinvoltura, con personaggi dalla leggerezza epicurea come si confà agli antieroi che hanno fatto la fortuna di tanti protagonisti letterari della narrativa latinoamericana.
“Spesso mi chiedono perché un romanzo sull’Argentina. Mi sono interrogato anch’io. Perché per scrivere a volte non è sufficiente avere un’idea, svilupparla e renderla architettura narrativa –dice l’autore-. E allora capisci che tra comunicare, sensibilizzare, persuadere, sedurre resta una necessità umana quella di fare i conti con se stessi, di chiedere scusa, di andare oltre le giustificazioni di comodo, scardinando le gabbie delle scuse banali. C’è un’altra risposta a quella domanda? Non lo so se c’è. M’interrogo ancora, anche adesso che il romanzo è pubblicato e verrà letto. Sull’orrore della dittatura militare argentina che ha annientato l’identità umana col dramma dei desaparecidos si potrebbe rispondere che la memoria è l’antidoto per l’indifferenza. Non saprei cosa rispondere. So che, però, io all’Argentina ho chiesto scusa”.
Certo, poi nel 2018 si celebreranno con una cifra tonda i quarant’anni di quella farsa che sono stati i Mondiali di calcio in Argentina, quelli in cui è stata celebrata la dittatura militare di Videla e dove il mondo occidentale ha avallato i suoi crimini. Lo sport più bello e sociale del mondo strumento di propaganda e di consenso verso le masse. Per lobotomizzare. Inammissibile. La trama de ‘Il profumo dell’ultimo tango’ va anche controcorrente, nei buoni troverete metastasi da carnefici e nei cattivi tracce di bontà, si nutre del Nunca Màs, è un romanzo di rottura che rifugge facili omologazioni e schemi consolidati. L’autore resta convinto che un romanzo debba possedere tre elementi fondamentali: fotografare la realtà, documentarla, vivisezionarla, dove il narratore parlerà senza miele sulla lingua; contenere solide tracce d’evasione, per condurre il lettore in un’altra dimensione, in un altrove dove la fusione tra letteratura e realtà si concretizza; infine, il libro deve essere uno strumento di denuncia, di grido, di presa di coscienza, di formazione, che animi il dibattito per affrontare un tema, che formi le coscienze e che migliori le nostre vite. Forse niente di nuovo, ma Campagna lo ribadisce a gran voce e con un linguaggio originale e fresco.

La trama: Buenos Aires, giugno 1978. In nome dell’orrore l‘Argentina della junta militare si prepara al trionfo dei Mondiali di calcio, gli oppositori vengono prelevati dalle case e fatti sparire nel nulla. Sono i desaparecidos.
Buenos Aires, giugno 2018, scompaiono altri ragazzi.
Josè Cavalcanti, investigatore privato che trasforma nell’ora di pranzo il suo pied à terre in un’alcova per gourmet, è ingaggiato da una sua ex fiamma per ritrovare il figlio adolescente desaparecido. Nella cornice di notti etiliche, ritmate da tanghi malinconici, tra ufficiali in pensione, spie sempre in azione, magistrati politicizzati, prostitute sotto mentite spoglie, dottori della morte pentiti, operai senza futuro, immigrati italiani nostalgici, Cavalcanti scoprirà che i ragazzini scomparsi sono parenti dei sostenitori della junta militare. Ma chi li ha rapiti e perché? Qual è la sorte che li attende? In sella al suo sidecar Ural, con l’aiuto-chef Cholo e i dogo Clan & Destino, Cavalcanti scoprirà una verità tragica e amara…
L’orrore della dittatura militare in Argentina, la vendetta, la ricerca dell’identità, i diritti umani calpestati, l’indifferenza, il calcio usato come oppio dei popoli sono alcuni dei temi trattai nel primo romanzo italiano sulla dittatura militare che ha creato il grande inganno dei Mondiali di calcio 1978, che ha ucciso 30mila giovani argentini con la tecnica della desaparecion. Un monito per non dimenticare gli orrori delle dittature, raccontato con uno stile ricco e ironico, nient’affatto scarnificato, con dialoghi sempre brillanti.