A Macerata si sfidano le belve dimenticando Pamela

A Macerata si sfidano le belve dimenticando Pamela

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Questo è un Paese che non capisco più. Ora si manifesta il grande rischio che si corre quando si ritarda troppo a fare i conti con la Storia. Perché prima o poi Questa, peggio di un oste, bussa e porta un conto senza fine. Il 30 gennaio a Macerata alcuni delinquenti nigeriani dediti allo spaccio provocano un’overdose a una ragazza, poi qualcuno di loro la macella in venti parti e scatta l’indagine e gli arresti. Nel frattempo, sempre nella città marchigiana, a un ragazzo imbevuto di ideali nazifascisti va in corto circuito la fradicia corteccia cerebrale, s’arma come Rambo e spara sul mucchio colored rischiando una strage. Come un amen scatta la condanna sul folle gesto fascista e razzista mentre passa in secondo piano la criminalità nigeriana e la morte (e il vilipendio) della povera Pamela: ergo, chi ama la democrazia, odia il razzismo e il fascismo si dà appuntamento a Macerata per manifestare questi condivisibili ideali (ma stiamo ancora a parlare di fascismo? Sembriamo l’Argentina dove ancora ci si ‘scanna’ per concetti peronisti e antiperonisti a oltre 40 anni dalla morte di Peron). E che succede durante il corteo? Che accanto al No al razzismo e al fascismo saltano i cori inneggianti alle foibe (oggi è il 10 febbraio, Giornata del ricordo per gli oltre 10mila italiani giuliani, dalmati e istriani gettati vivi e morti nelle cavità carsiche da parte delle truppe di Tito e dei partigiani comunisti italiani), mentre sono relegati a un interesse di serie B la delinquenza (nera, gialla o tricolore) che ha causato la morte di una povera ragazza sbandata. Come al solito, spazio alla conseguenza e non alla causa scatenante. L’ho detto che è strano questo Paese. A Macerata si sfila contro il razzismo e i peana sono a favore delle foibe. È un derby, tra ‘rosso’ e ’nero’, un derby anacronistico, in nome dei conti latitanti. E i nigeriani e la ragazza macellata sono spettatori in questa arena di belve.